O fuochi d’artificio o coltelli da cucina. E per fuochi d’artificio intendo Gene Hackman che lava i piatti in infradito mentre Dustin Hoffman guarda una gara di spelling in tv. O Marilyn Monroe che, rigorosamente a piedi nudi, fa a Shelley Winters la lista di tutti gli uomini con cui vorrebbe andare a letto, nessuno dei quali sotto i 50. In una domenica pomeriggio senza copioni, senza telefoni lucidi e longilinei che suonano. E senza bordo piscina stile Alain Delon, quello verrà dopo, ma già se lo sognano tutti e quattro.

E per quanto riguarda i coltelli… Diciamolo, gli attori sono esseri impegnativi. E questo fin dagli albori di succinte carriere, che li obbligano a convivere con altri attori in erba. A condividere spazio vitale. Se non ne conoscete, è difficile immaginare una situazione altrettanto potenzialmente esplosiva. L’attore è un lavorio mentale senza sosta, ego giganteschi e plurimi che si intersecano con quelli dei personaggi studiati e un solo obiettivo: diventare un attore pagato. Non si può che rabbrividire affascinati al pensiero di due di loro nella stessa casa. Nella stessa stanza – due note, colonna sonora de Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975).

Hoffman e Hackman, già uniti dal destino nella sintassi dei cognomi e infine professionalmente in La giuria (Gary Fleder, 2003) vivevano insieme in un appartamento di New York. E doveva essere una casa fortunata quella, con un’aura brillante tutt’intorno, dato che, dopo Hackman, fu Robert Duvall a condividerla con Hoffman. Pare dunque che il Cinema strizzi l’occhio alle convivenze di giovanissimi attori ancora ben lontani dall’essere Quasi Famosi (Cameron Crowe, 2000) mentre non supporta affatto coppie di attori già famosi e uniti sentimentalmente – vedi Angelina JolieBrad Pitt. Perché faccia questa distinzione non ci è dato di sapere: ormai è chiaro che il Cinema segue solo le proprie regole. Impietose e affascinanti come gli attori in erba.

L’aura magica del Cinema doveva essere bella spessa anche attorno alla casa di un piccolo Justin Timberlake. Una mattina, la madre, Lynn Harless, aprì la porta a un bambino biondo e magrolino: Ryan Gosling. Lynn si occupò dei due attori del The Mickey Mouse Club per diversi mesi, mentre la madre di La-la-Ryan era costretta in Canada per lavoro. Di mamma ce n’è una sola, a volte anche un paio.

Ma i giovanissimi amici e in seguito compagni di stanza super preferiti del Cinema sono Matt DamonBen Affleck, la cui amicizia in tenera età e la successiva convivenza sfociarono nientemeno che in un Oscar alla sceneggiatura per Will Hunting, genio ribelle (Gus Van Sant, 1997). La loro affollata convivenza iniziò in una casa che affaccia su Venice Beach – infradito onnipresenti – insieme ad altre 800 persone che andavano e venivano in un’atmosfera di ebbrezza spensierata, come racconta Affleck a Playboy nel 1999. 

Fin qui tutto bene, anzi benissimo. Per questo mi sono stupita quando due attori che conosco si sono guardati in cagnesco fin dal principio, rifiutando di andare a vivere insieme a Roma in cerca di successo. Nessun segnale di fumo dall’aura fortunata del Cinema. Ma son altri tempi questi, tempi di talent e di “tutti vogliono fare gli attori”, di arrivismo fotonico. O forse no. 

Le rispettive – temporanee – fidanzate di Damon e Affleck, Winona RyderGwyneth Paltrow, convivevano a L.A. negli anni ’90 e già allora il Cinema ebbe la meglio sull’ambizione. Lui, il Cinema, se ne stava rilassato dentro la sceneggiatura di Shakespeare in Love (John Madden, 1998), in giro per casa, aperto su una pagina qualsiasi. E lì la bionda lo trovò, chiese un’audizione, ottenne la parte e vinse un Oscar. Gwyneth ha più volte negato di aver soffiato la parte a Winona – come vi pare, con Stranger Things siamo al sublime – ma i rapporti tra le due si interruppero per sempre e pare che nel 2009 Gwyneth abbia definito la Winona di allora la sua “frenemy”. Tra le altre cose. Brrr.

Tutt’altra storia per Holly HunterFrances McDormand, cui fu assegnata casualmente la stessa stanza alla Yale School of Drama. Dopo il college, decisero di continuare la convivenza a New York e proprio Holly Hunter presentò a Frances il regista Joel Coen. Addirittura, i fratelli Coen e le due compagne di casa vissero tutti e quattro insieme per un periodo. In questo caso, l’aurea deve aver assunto tutti i colori dell’arcobaleno.

E che dire di Robin Williams – ulteriore dose di luce sull’aurea attorno alla sceneggiatura di Will Hunting – e il Superman Christopher Reeve, compagni di stanza alla Juilliard e da allora amici per sempre, oltre la fama e il denaro. Durante il loro primo incontro, Reeve rimase affascinato dal numero di parole che Williams riusciva a pronunciare in un minuto, creando discorsi sensati ed interessanti. E, molto tempo dopo, Williams pagò per coprire i costi di ospedalizzazione di Reeve, nel momento in cui l’assicurazione di Reeve non fu più sufficiente per le cure necessarie a causa dell’incidente che lo paralizzò.

Tornando ai biondi, Brad Pitt e Jason Priestley vivevano insieme nei primi anni ’90, sotto un’aura sicuramente luminosa ma con buona pace dell’olfatto. A causa loro, è difficile controbattere alla superstizione secondo cui la fortuna non ama bagni frequenti. Come si narra in Jason Priestley: a Memoir (2015), i due scommettevano su chi potesse resistere più a lungo senza farsi doccia e barba, con Pitt che usciva sempre vincitore. Il Cinema li salvava mettendo fine all’astinenza con più o meno frequenti provini. Pare che, in quel periodo, Pitt e Geena Davis si vedessero di nascosto – chi può darle torto, maggiori dettagli qui – ma speriamo non in quell’appartamento pestifero.

La lista roommates non è scarna e, contro ogni aspettativa, pare che i rapporti durante e dopo la convivenza siano rimasti ottimi e spesso anche proficui. Ci sono Ewan McGregorJude Law che fondano la casa di produzione Natural Nylon; i giovani Mae WhitmanMiles Heizer (Parenthood) che immaginano una vecchiaia da vicini di casa; Michael DouglasDanny DeVito, conviventi negli anni ’60 mentre studiavano recitazione a NYC – Douglas si occupava delle lavatrici e descrive quel periodo come il momento magico in cui i due iniziarono ad essere pagati per recitare – ancora ottimi amici e co-star in ben 4 film – Il gioiello del Nilo (Lewis Teague, 1985), All’inseguimento della pietra verde (Robert Zemeckis, 1984), La guerra dei Roses (Danny DeVito, 1989), and Solitari Man (Brian Koppelman e David Levien, 2009); Ilana GlazerRachel Bloom che celebrano la loro amicizia su Instagram, dove Rachel scrive che Ilana è “just the best”; Connie BrittonLauren Graham (Una mamma per amica) che seguono ancora oggi la prima regola del Fight Club riguardo le frequentazioni maschili del tempo in cui covivevano; e Ving (Irving) Rhames che deve il suo diminutivo d’arte al compagno di stanza Stanley Tucci – pensando al magistrale Amabili Resti (Peter Jackson, 2009), forse un vicino di casa meno confortante di quanto sembri.

Il Cinema e le sue regole impediscono che se ne sappia troppo, dei segreti che i giovani attori condividevano. Questo ci piace. Infatti, quanti degli uomini della lista Marilyn Monroe abbia catturato, non è dato sapere. Ma Shelley Winters ricordava una cornice d’argento sul pianoforte bianco della ex compagnia di stanza, con dentro Albert Einstein e il suo autografo. E Einstein era sulla lista.

Roommates collage: Hoffman e Hackman, Duvall e Hoffman, Pitt e Priestley, Graham e Britton, Rhames e Tucci, Glazer e Bloom