Qui sono raccolte le mie ritrovate fatiche letterarie. Complete di errori di ortografia, superbie infondate, refusi assurdi, tempi verbali ballerini, prese di posizione dissennate e passioni scoordinate.

Avevo, per le cose concrete della vita, una totale, serena indifferenza. Le ignoravo allora e ho continuato per molto tempo e continuo tutt’oggi per quanto mi sia concesso dall’età adulta. Mio marito dice che è perché ero una bambina ricca, ma ho scoperto crescendo che la mia famiglia non era ricca affatto e io né lo sapevo né lo ignoravo.

L’opinione delle persone che mi circondavano era interessantissima mentre la esponevano, ma totalmente irrilevante ai fini della mia giornata e certo niente in confronto alle vicissitudini degli abitanti di Macondo, al movimento dei panni stesi ad asciugare da mia nonna e al tempo in cui le noci dell’albero sopra la mia testa sarebbero state mature. Da ciò che scrivo è chiaro infatti che trascorrevo le mie giornate in una realtà inventata, ma tanto amata e realistica che quasi convince la me di adesso che sa la verità.

Li chiamo: I Drammi. Perché, salvo poche spassose eccezioni, pare vivessi di drammi strappacuore inventatissimi.