Roth & Wallace

Schiettezza & satira. Almeno ci facciamo due, tre, decine di risate di pancia alla faccia del buoncostume. Vittorie complete e massacranti di genitori ebrei instillatori del Senso di Colpa più pervadente nei figli & giovani americane che confondono Mussolini con Maserati e sono così estasiate dalla corrispondenza del proprio compleanno con uno sterminatore di massa. 

Il romanzo di Philiph Roth, Lamento di Portnoy, narrato dal giovane Portnoy & Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallaceraccontato da Wallace appunto per la rivista Harper’s. Sono due romanzi che ti fanno desiderare di essere, a turno, lo psicologoche subisce il monologo di Portnoy e la nave extralusso– più adatta alla mia stazza attuale post-partum – che ospita l’impietoso Wallace. Bisogna leggerli – o ascoltarli su Storytel, voci sublimi, che diamine – in fila l’uno all’altro, senza intermezzi dall’alta paventata moralità. 

Astenersi benpensanti, Roth ci va giù pesante con metafore e parafrasi relative ad anfratti più o meno utili alla riproduzione e Wallace da bambino imparava a memoria le cifre relative alle morti violente causate da squali, fissando nella mente quali resti venivano ritrovati e a chi appartenevano.

Adorabili. Supposedly, come da titolo originale del romanzo di Wallace e a temperature uterine.